Musei in dettaglio

  • MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI PALAZZO "BELMONTE RISO"
    Corso Vittorio Emanuele, 365
    Tel. 091 320532
    Orari: tutti i giorni 10.00-20.00
    Giovedi e Venerdi 10.00-22.00
    Chiusura:
    Lunedi

    Si trova nell'omonimo palazzo settecentesco di Palermo nello storico Corso Vittorio Emanuele.
    Il palazzo
    Palazzo Belmonte Riso fu progettato da Giuseppe Venanzio Marvuglia nel 1784 in chiaro stile neoclassico.
    Il primo proprietario fu il principe di Belmonte Giuseppe Emanuele Ventimiglia e solamente nel secolo XIX passò alla famiglia Riso. Lo stemma in marmo della famiglia, che si può ammirare sopra l'entrata principale, fu realizzato da Ignazio Marabitti, così come le sculture in stile neoclassico del balcone centrale. Durante la seconda guerra mondiale una bomba colpì il palazzo facendone crollare una parte e dopo anni di abbandono fu recuperato.
    Il museo
    Nel corso del 2008 sono stati avviati i lavori di allestimento museale e quelli per la realizzazione dei servizi aggiuntivi (caffetteria e book-shop). A seguito della recente ristrutturazione, che in futuro vedrà la realizzazione dei necessari ampliamenti consistenti nella ricostruzione dei corpi di fabbrica andati distrutti durante l'ultima guerra, Palazzo Belmonte Riso oggi è sede del museo di arte contemporanea della Sicilia diventando così uno degli spazi espositivi più importanti della regione.
    La collezione permanente comprende opere di importantissimi artisti contemporanei come:
    Andrea Di Marco, Alessandro Bazan, Giovanni Anselmo, Emilio Isgrò, Domenico Mangano, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi, Christian Boltanski, Croce Taravella, Francesco De Grandi, Francesco Simeti, Fulvio Di Piazza, Giulia Piscitelli, Laboratorio Saccardi, Luca Vitone, Paola Pivi, Pietro Consagra, Richard Long, Cattelan e Salvo.

  • MUSEO DELLA ZISA
    Piazza Zisa
    Tel. 091 6520269
    Proprietà Pubblica  Ingresso gratuito fino a 18 anni e oltre 60 anni
    Orari: tutti i giorni 9.00-18.30
    Chiusura: Lunedi

    La Zisa è uno degli esempi qualitativamente più significativi dell'arte normanna. Il nome deriva dall'arabo al- azîz, ovvero splendente, nobile. E' tuttora, per le sofisticate strutture e l'eleganza , considerato uno dei più belli edifici arabo-normanni del mondo. Oggi il castello è adibito a Museo dell'Islam e raccoglie testimonianze del mondo arabo in Sicilia. La costruzione del castello risale al 1165 per volere di Guglielmo I e fu completata con Guglielmo II. All'origine era circondata da un vasto parco che oggi non esiste più.
    Il palazzo, oltre che pregevole per la bellezza e lo splendore artistico, è un valido e raro esempio della cosiddetta architettura bioclimatica. Vi si possono osservare, infatti, sistemi di refrigerazione e ventilazione che i normanni avevano imparato ad apprezzare dall'architettura musulmana; uno di questi sfruttava dei fori nel pavimento di ciascun piano, aperti e collegati tra loro, i quali consentivano alle correnti d'aria di umidificarsi venendo a contatto con i getti d'acqua provenienti dalle fontane.
    Il restauro, da poco terminato, ha riportato il palazzo al suo antico splendore, considerato che nei secoli ha subito manomissioni varie; tra il XIV e il XV secolo fu anche adibito a dimora agricola fortificata.
    La Zisa, posta all'interno del parco reale Genoard, non aveva davanti a sé una corte conchiusa, ma si apriva su di un giardino arricchito da un bacino: la peschiera, alimentato dalle acque che sgorgavano dal sebil, posto sulla nicchia di fondo nella grande sala quadrata al piano terra (la sala della fontana).
    Secondo la testimonianza di Romualdo di Salerno, il re fece costruire questo castello come "sollatium" (luogo di piacere) e "lo circondò di magnifici alberi da frutto e di bellissimi giardini che rese ameni con vari corsi d'acqua e grandi vasche per pesci".
    La presenza, ai piani superiori, di ambienti destinati all'abitazione, è la conferma che l'edificio fu abitato. Il museo accoglie materiali islamici di varia epoca: ceramiche del'XI e XIII secolo, vasi di ottone battuto lavorati a niello e risalenti al XIII e XV secolo, legni egizi di epoca ottomana, marmi ed iscrizioni.
    L'alto edificio rettangolare presenta l'esterno a torricelle, arcate cieche e merli; capitelli fatimiti e decorazioni "muqarnas". Nell'interno c'è un'altissima sala con volte a stalattiti ed esedre su tre lati; dal lungo vestibolo si accede alla sala cruciforme in cui vi era una splendida fontana decorata con mosaici.

  • CATACOMBE DEI CAPPUCCINI
    Piazza Cappuccini, 1
    Tel. 091 212117
    Orari: tutti i giorni 9.00-12.30 / 15.00-17.30
    Domenica e festivi: 9.00-12.30

    Le catacombe custodiscono circa 8.000 scheletri e corpi mummificati, sepolti tra il 1559 e il 1880 sotto la Chiesa dei Cappuccini.
    è un museo della morte, la cui storia inizia nel XVI secolo con la scoperta, da parte dei Padri Cappuccini, di un fenomeno di mummificazione naturale avvenuta durante la riesumazione di alcune salme da parte dei Padri Cappuccini. Da quel momento, le catacombe hanno continuato ad accogliere salme. L'esposizione delle salme può rappresentare un motivo di ammirazione anche interessante, ma può turbare persone particolarmente impressionabili. Si sconsiglia la visione ai minori.

  • PALAZZO ABATELLIS
    Via Alloro, 4 
    Tel. 091 6230011
    Orari: tutti i giorni 9,00-12,30 / 14,30-17.30
    Sabato e Domenica: 9,00-12,30
    Chiusura: Lunedi

    Il museo nasce negli anni ’40 e accoglie le sezioni medievali e moderne del Museo Archeologico. Il Palazzo Abatellis, che è noto anche con il nome di Palazzo Patella, fu costruito per ordine del Pretore di Palermo Francesco Abatellis nel 1495 ad opera dell’architetto Carnalivari. Esso rappresenta uno dei maggiori esempi di arte gotico-catalana e rinascimentale in Sicilia. Nella Galleria si possono apprezzare pitture del periodo compreso tra l’XI e il XVII secolo. Da segnalare gli intagli lignei di arte araba, le ceramiche ispano-moresche del XIII-XVI secolo, i frammenti lignei e marmorei, il busto di Eleonora d’Aragona del Laurana, le sculture del Cagini, gli affreschi, i dipinti di Antonello da Messina ,di Palma il Giovane, di Veneziano e di Giovanni di Nicola; di J. Gossaert, detto il "Mabuse", si può apprezzare il Trittico di Malvaglia assieme ad altre opere di J.Provost.
    Il Palazzo si erge su due livelli articolandosi attorno ad un grande cortile che si intravede appena varcato il maestoso portale. L’insieme si presenta di grande atmosfera, raffinata di elementi gotici rappresentativi di una sobrietà di derivazione illuministica che ben sposano l’eleganza delle trifore dalle sottili colonnine. Ha ritrovato il suo antico splendore dopo il recente restauro dell’architetto Carlo Scarpa. Le opere princiapali sono:
    Busto di Eleonora d’Aragona di Laurana Francesco
    L’opera, una scultura in marmo di cm 50, risale al terzo soggiorno napoletano dell’artista e rappresenta una perfetta espressione di bellezza muliebre.
    L’Annunziata di Antonello da Messina
    Antonello da Messina introdusse in Italia la pittura ad olio di derivazione fiamminga, conosciuta probabilmente durante i suoi viaggi nei paesi nordici. Particolarmente abile nei giochi di luce che giungono da più punti della scena e nei giochi di colore, sapeva conferire alle sue tele una percezione di pienezza e volume anche grazie ad un uso sapiente della prospettiva.
    Il Trionfo della Morte
    Datata quindicesimo secolo, rappresenta la medievale concezione della morte che spaventa i giovani, scaglia frecce mortali contro prelati e vescovi ma risparmia i poveri e i malati che implorano pietà.

  • GALLERIA D'ARTE MODERNA "SANT'ANNA"
    Via Sant'Anna, 21
    Tel. 199 199 111 - 091 8431605
    Orari: tutti i giorni 9,30-18.30
    Chiusura: Lunedi

    La galleria è ubicata in pieno centro storico, il complesso ed è formato da due edifici uniti in epoca storica, i due edifici sono: l’ex convento francescano della chiesa di Sant’Anna, di stile Barocco, e l’attiguo Palazzo Bonet.
    Sono esposte opere di importanti artisti come i siciliani Giuseppe Patania e Salvatore Lo Forte, i paesaggisti Francesco Lo Jacono, Michele Catti, Antonino Leto, gli scultori Mario Rutelli e Vincenzo Ragusa, Ettore de Maria Bergler, Giovanni Boldini, Aleardo Terzi, Franz Von Stuch, Renato Guttuso, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Mario Sironi, Emilio Greco. Il 21 dicembre 2007 la collezione si arricchisce grazie alla donazione di due sculture di Giorgio De Chirico ("Ettore e Andromaca" e "Oreste e Pilade") provenienti dalla collezione Bilotti.

  • TESORO DELLA CAPPELLA PALATINA
    Piazza del Risorgimento
    Tel. 091 484700
    Orari: tutti i giorni 9.00-12.00
    Domenica: 9.00-10.00

    La Cappella Palatina fu fondata da Ruggero II nel 1132. Da lui dedicata a S. Pietro è ubicata al primo piano del palazzo dei Normanni, un imponente e composito palazzo di origine araba (sec. IX), ampliato dai Normanni nel XII secolo e più volte rimaneggiato sino al XVIII.
    Presenta al suo interno numerosi motivi di ammirazione: dalla linea architettonica (pianta a tre navate con un ridotto transetto, archi ogivali sorretti da colonne in granito) alla decorazione musiva, i marmi, il meraviglioso soffitto in legno del 1143 a stalattiti ed alveoli di stile arabo, il trono reale e ambone a mosaico, il cero pasquale del XII secolo.
    Si può considerare il tempio cristiano emblema dello spirito illuminista dei re normanni.
    Il trionfo artistico, però, appartiene ai mosaici bizantini che rivestono la cappella. Questi rappresentano "Storie di Santi, del Vangelo e della Bibbia", "Santi, Profeti ed Arcangeli" e il "Cristo Pantocratore", splendente nell'abside maggiore.
    Negli appartamenti reali le sale sono adorne di affreschi rappresentanti scene di caccia come per la sala di Re Ruggero, anch'essa trionfo di mosaici (1170 c.). Una iscrizione a caratteri greci ammonisce: "Io sono la luce del sole, chi segue me non cammina tra le tenebre, ma avrà la luce della vita". In apparente contrasto con l'ideale cristiano, le decorazioni della copertura sono un capolavoro dell'arte fatimita e rappresentano scene di vita quotidiana, animali, scene simboliche e di feste proprie della cultura islamica. Questo a dimostrazione dell'opera di integrazione culturale avviata dai Re Normanni, processo che influì notevolmente sulla evoluzione della cultura palermitana.
    Interno
    Appena entrati salta agli occhi la ricchezza delle decorazioni di ogni genere, concentrate in uno spazio limitato.
    La Cappella, ha forma basilicale, con dieci colonne che dividono le tre navate. Il pavimento è a mosaico di pietre dure disposte in svariati intrecci e disegni. Le pareti fino ad una certa altezza sono rivestite di marmo con riquadri a mosaico. Il presbiterio è sopraelevato rispetto al piano della navata e ha tre absidi. L'altare centrale risale alla fine del 1700. La cupola semisferica ha otto piccole finestre. Domina, al centro di essa, il Cristo Pantocrator. Nelle pareti della navata centrale sono raffigurati episodi tratti dall' antico Testamento, mentre nelle navate laterali vi si narrano episodi tratti dagli Atti degli Apostoli relativi ai Santi Pietro e Paolo. Il soffitto è in legno, ad alveoli intarsiati, dalle intricate decorazioni pittoriche.
    Il vestibolo
    Si tratta di un loggiato a sei colonne, che si estende tra due corpi sporgenti lungo il fianco esterno. Dalle colonne si sviluppano sei arcate a sesto acuto. La parete interna è rivestita di lastre di marmo con fasce musive a disegno geometrico. Al di sopra di una serie di tondi con busti di Apostoli e Santi, cinque grandi pannelli a mosaico del XVIII secolo, eseguiti da Santi Cardini di Arezzo e Pietro Casamassima sotto Ferdinando di Borbone, narrano le vicende di Assalone, il figlio ribelle di Davide. Sulla porta di ingresso un altro mosaico, dello stesso Casamassima, raffigura il Genio di Palermo incoronato.
    Il tesoro
    Annesso alla Cappella è il Tesoro, sistemato in mostra permanente nella Cripta. Contiene vasellame di argento sbalzato, paramenti sacri, oggetti liturgici, urne d'argento e cofanetti preziosi, oltre ad un Tabulario con pergamene dal XI al XVIII secolo. I pezzi più preziosi sono stati trasportati nella "Galleria delle Belle Arti".
    Guy de Maupassant, che visitò Palermo nel 1885 disse della Cappella Palatina :"La più bella chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano."
    Il recente restauro, costato oltre 2,3 milioni di euro, è frutto di un protocollo di intesa tra la Regione Siciliana e la Fondazione Wurth, presieduta Reinhold Wurth. Il mecenate tedesco ha finanziato interamente l’intervento, che è stato progettato dalla Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Palermo.

  • TESORO DELLA CATTEDRALE
    Corso Vittorio Emanuele, 461
    Tel. 091 334373
    Orari: tutti i giorni 9,30-17,30
    Chiusura: Domenica

    Il Tesoro della Cattedrale, racchiuso nella Cripta, è composto da una collezione di opere d'arte decorativa, testimonianza della produzione orafa e tessile locale dal periodo normanno all'Ottocento. Il nucleo più antico è composto dai reperti provenienti dalle Tombe Reali ispezionate nel 1781. Tra questi la famosa Corona dell'Imperatrice Costanza d'Aragona, prima moglie di Federico II di Svevia, opera dell'opificio del Palazzo Reale di Palermo, con pietre preziose, perle e smalti ad alveolo, formato tipico della produzione normanna. Aquile smaltate di età federiciana risultano inserite nel paliotto detto dell'Arcivescovo Carandolet (1520-1544), ricamato con perline e fili d'argento come la sua Mitria. Tra le suppellettili liturgiche vi sono il Reliquario dei Santi Cosma e Damiano con smalti di scuola toscana del XIV secolo. Si ricorda il Breviario membranaceo del 1452 con lo stemma dell'Arcivescovo Simone da Bologna, miniato dal pittore Guglielmo da Pesaro e da altri miniatori. Una delle prime opere che reca il marchio della Maestranza degli orafi e argentieri di Palermo è il Calice di tipologia madonita della seconda metà del XV secolo. Coevo è il reliquario architettonico caratterizato da guglie e pinnacoli che rinviano allo stile gotico-catalano dell'epoca.Cinquecentesco è il reliquario della Croce dal ricettacolo in cristallo di rocca inserito in una edicola argentea cuspidata. Del seicento è il calice ornato da smalti policroni e gemme, opera dell'orafo palermitano Don Camillo Barbavara, donato dal Canonico La Rosa.Dello stesso periodo è la Mazza Capitolare con le Sante protettrici di Palermo, Agata, Cristina, Ninfa, Oliva e Rosalia, che culmina con la figura della Madonna con il bambino. Vi sono pure alcune opere realizzate in rame dorato e corallo,prodotti sei-settecenteschi delle maestranze trapanesi. Numerose sono le opere di fattura settecentesca tra cui diversi calici di stile tardo barocco e rococò, il reliquario a statua di Santa Rosalia (1724), con la corona di rose sul capo e la croce in mano, secondo l'usuale iconografia, solitamente completata dal teschio e dal Rosario, e l'ostensorio del 1774 di Salvatore Mercurio, riccamente ornato di smalti e gemme. Sono pure esposti alcuni paramenti caratterizzati da una ricca policromia data dai fastosi ricami a pittoresco eseguiti da abili maestranze locali. Completano l'esposizione suppellettili sacre d'argento in stile neoclassico.

  • MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE
    Piazza Olivella, 24
    Tel. 091 6116805
    Ingresso gratuito fino a 18 anni e oltre 60 anni
    Orari: tutti i giorni 9.00-13.30 / 15.00-18.30
    Sabato, Domenica e Lunedì: 9.00-13.30

    Il Museo Archeologico Regionale di Palermo è uno dei più importanti musei archeologici dell'area mediterranea. Si trova in un edificio che anticamente faceva parte del complesso della Chiesa di S. Ignazio all'Olivella, costruito nel 1598 e che racchiudeva l'Oratorio di San Filippo Neri (successivamente annesso al plesso nel 1769) gestito dai frati Filippini.
    L'edificio divenne sede del museo nel 1866, mantenendo comunque a tutt'oggi il suo aspetto conventuale. In seguito ad un bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale, le opere medievali e moderne contenute al suo interno vennero trasferite al Palazzo Abatellis per consentire la ricostruzione, alla quale seguì la definitiva destinazione del museo a Museo Archeologico.
    Inizialmente il museo era costituito dal materiale di appartenenza del museo dell'Università di Palermo, costituitosi in seguito a donazioni dei Principi di Belmonte che resero possibile la realizzazione di una Pinacoteca, in seguito si arricchì di altri elementi, grazie al contributo della neocostituita Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia, che fece confluire diverso materiale da tutta l'isola, e dei sovrani Borbonici, che resero disponibili molte opere di valore siciliane e campane e altre contenute all'interno di edifici cittadini. Dopo l'anno 1860 la gestione del Museo Archeologico Regionale venne affidata alla Commissione di Antichità e Belle Arti che, grazie a fondi disponibili, consentì ad arricchire notevolmente le collezioni contenute nello stesso museo.
    Il museo si sviluppa in due piani. Vi sono racchiuse la famosa Pietra di Palermo, varie epigrafi, statuette provenienti da Tindari, una imponente statua di Zeus sul suo trono proveniente da Solunto, materiale greco, romano, siceliota, etrusco, urne cinerarie provenienti da Chiusi, reperti risalenti all'epoca preistorica e provenienti da tutta la Sicilia Occidentale, una serie di pregevoli vasi di ceramica attica con figure rosse e figure nere. Inoltre, sono presenti anche delle ceramiche apule, campane e siciliane, le splendide metope dei templi di Selinunte (figure femminili, di Dei e SemiDei, tra le quali l' "Efebo di Selinunte"). Tra le statuette greche spiccano l' "Ariete di Siracusa", in bronzo, risalente all'epoca ellenistica e l' "Ercole che abbatte il cervo", e tra le sculture un frammento del fregio del Partenone. E' presente anche un'interessante collezione di numismatica, che però attualmente è chiusa.
    La collezione di arte etrusca esposta nel museo è la più importante fuori dalla Toscana.

  • MUSEO ETNOGRAFICO PITRE'
    Viale Duca degli Abruzzi, 1 - Parco della Favorita
    Tel. 091 7404890
    Gratuito fino a 18 anni e oltre 60 anni
    Orari: tutti i giorni 9.00-20.00
    Chiusura: Venerdì

    Per volere dell'etnologo Giuseppe Pitrè, il museo venne fondato nel 1910. Nel 1934 lo Stato cedette la Palazzina Cinese e il Parco della Favorita al Comune di Palermo. Il museo ha sede in una delle dipendenze della stessa Palazzina Cinese, a destra del prospetto sud della stessa, nella cosidetta "Casina alla cinese". La Palazzina Cinese, di cui sono visitabili solo alcune sale, è una deliziosa residenza dove si fondono in maniera armonica l'arte neoclassica e le "cineserie" di moda a quel tempo. Splendidamente arredata  e decorata, fu la dimora preferita da Ferdinando III e da Maria Carolina.
    All'interno della Casina si evidenzia un recinto rettangolare dove sono distribuiti i vari corpi di fabbrica. A nord ci sono le scuderie, con cinque navate coperte con volte a crociera, mentre adiacente alle stesse c'è il blocco della cucina, ad est la rimessa con quattro grandi campate a crociera su pilastro centrale. Il lato est dell'edificio è occupato da un corpo a due piani, probabilmente destinato in origine agli alloggi della servitù, e ad ovest dello stesso c'è un fabbricato con altri servizi e la chiesa.
    Pitrè, considerato il massimo studioso delle tradizioni popolari siciliane, raccolse venticinque volumi nella sua "Biblioteca delle tradizioni popolari". Attraverso gli oggetti raccolti all'interno del museo si può ritrovare, perfettamente ricostituita, la tradizione siciliana prevalentemente contadina che le innumerevoli dominazioni non sono riuscite ad offuscare del tutto. La quotidianità delle tradizioni siciliane ritorna nelle storie dei paladini di Francia che decorano i laterali dei carretti siciliani, nelle carrozze fastose dei Reali, nella cucina dei Borboni ricostituita con tutte le suppellettili.
    Il museo è diviso in diverse sezioni:
    La sezione dedicata all'arte dei pastori che comprende collari bovini e ovini, bastoni, cucchiai e altri manufatti di legno incisi a punta di coltello;
    La sezione dedicata alle pitture su vetro che comprende manufatti databili dalla fine del XVIII secolo;
    La sezione dedicata alle tradizioni cavalleresche che vede l'allestimento di una sala di teatro dell'Opera dei Pupi.
    Di particolare interesse e pregio vi è anche un presepe trapanese del '700, il gruppo della "Strage degli Innocenti", composto da circa 600 figurine,e le riproduzioni in gesso di forme di pani e dolci tradizionalmente preparati in occasione di particolari festività.
    Notevoli sono pure le sezioni dedicate alla magia e alla religione e quelle relative ai giochi fanciulleschi.
    Il museo, ancora in fase di ristrutturazione, è visitabile solo in parte.

  • MUSEO DELLA FONDAZIONE MORMINO
    Via Libertà, 52 c/o Villa Zito
    Tel. 091 6259519
    Prenotazione per gruppi
    massimo 30 persone e visite guidate: tel. 091 6085974
    Orari: Lunedì - Venerdì 9.00-13.00 / 15.00-17.00 Museo, Museum shop e Biblioteca
    Sabato 9.00-13.00 Museo e Museum shop
    Chiusura: Domenica e festivi + pomeriggio del 4 settembre
    Orari mese di Agosto: Lunedì - Venerdì 9.00-13.00 / 15.00-17.00 Museo, Museum shop
    Chiusura: Sabato e domenica settimana dal 14 al 20 agosto

    Il museo ha sede presso Villa Zito, costruita all'inizio del XVIII sec. da Gaspare Scichili e dimora dei Principi di Carini che la tennero fino alla metà del 1800, quando la villa assunse il gradevole aspetto neoclassico che ancora conserva. Nel 1906 l'immobile e la villa circostante furono venduti al Cav. Francesco Zito, e negli anni 20 il complesso fu acquisito dal Banco di Sicilia e destinato a sede di uffici. In seguito lo stesso Banco pensò ad una riutilizzazione della villa. Infatti, dal 1958 in poi l'ente bancario siciliano esplicò una notevole attività a favore dell'archeologia siciliana. La prima manifestazione dell'interesse del Banco per l'archeologia si espresse nella richiesta d'avere in deposito temporaneo alcuni pezzi archeologici per esporli nei propri locali: il Ministero della Pubblica Istruzione, su proposta favorevole della locale Soprintendenza alle Antichità, concesse in deposito temporaneo 320 pezzi provenienti nella quasi totalità da necropoli siciliane e, specialmente, da Selinunte, raffiguranti gli usi e i costumi della gente siciliana dell'epoca. Alcuni di questi reperti ebbero bisogno di restauri, che il Banco fece eseguire a sua cura esponendo quindi convenientemente i pezzi in apposite vetrine, in locali propri che fin d'allora destinò a Museo aperto al pubblico.
    Questi pezzi costituirono il primo nucleo del Museo che d'allora continuò ad accrescersi considerevolmente, sia per quantità che per qualità, mediante acquisizioni varie che hanno impedito che materiale archeologico di prim'ordine prendesse la Via dell'esportazione.
    La collezione di ceramiche contenute all'interno del museo rappresenta una cospicua documentazione di maioliche siciliane di oltre una trentina di significativi pezzi provenienti dalle fabbriche palermitane, trapanesi, burgitane, saccensi e caltagironesi, riconducibili principalmente ai secoli XVI, XVII e XVIII.
    Il Museo contiene anche una collezione numismatica comprendente una raccolta di monete, un gruppo di medaglie riguardanti la Sicilia e una biblioteca numismatica, che, tra le altre cose, include tutti i libri che il Re Vittorio Emanuele III conservò con cura, essendo un appassionato collezionista.
    Bisogna ricordare anche il settore dedicato alla Filatelia, dove sono presenti antiche stampe risalenti al Regno delle Due Sicilie, carte geografiche, antichi francobolli e piante di città siciliane dal 600 all'800.
    All'interno del museo non mancano due strumenti basilari per il corretto funzionamento di una moderna struttura museale: una Fototeca e una Biblioteca. Quest'ultima contiene rarità preziose, uno schedario che racchiude un ingente quantità di voci relative ad opere stampate in Italia e all'estero, dei repertori bibliografici del Narbone e del Mira, i dizionari del Traina e del Mortillaro e quant'altro di altrettanto rinomato valore è stato pubblicato in Italia e all'estero nel campo dell'Archeologia e della Storia dell'Arte.

  • ORTO BOTANICO
    Via Abramo Lincoln, 2
    Tel. numero verde 800 903631 - 091 6238234
    Orari: tutti i giorni 9.00-17.00
    Domenica e festivi 9.00-14.00
    Periodo estivo: 9.00-18.00
    Chiusura: giorni festivi
    www.ortobotanico.palermo.it

    L'Orto Botanico è un'istituzione dell'Università degli Studi di Palermo sede del Dipartimento di Scienze Botaniche. Tra i più vasti ed importanti d'Europa, questo Orto fu fondato nel 1795 da Ferdinando IV, anche se la sua origine risale al 1779. In tale epoca a Palermo sorse l'Accademia dei Regi Studi che, istituendo la cattedra di Botanica, ottenne il permesso di poter usufruire di un piccolo appezzamento di terreno, circostante il vecchio baluardo di Porta Carini, per potervi insediare un piccolo Orto Botanico dove coltivare delle piante medicinali utili all'insegnamento e allo sviluppo delle Scienze Botaniche. Immediatamente ci si rese conto che questa struttura non era sufficiente alle necessità dell'Accademia. Per questo motivo l'Orto venne trasferito in un luogo più ampio, in prossimità della villa senatoriale "Villa Giulia". I lavori di costruzione iniziarono nel 1789 e finirono nel 1795. Il corpo degli edifici dell'Orto, in stile Neoclassico, è costituito da una costruzione centrale (Gymnasium) e da due corpi laterali (Tepidarium e Calidarium) realizzati dall’architetto francese Lèon Dufourny con la collaborazione di artisti locali.
    All'Orto Botanico di Palermo si deve la diffusione in coltura, nel Mediterraneo, di varie piante di interesse agricolo, officinale e decorativo. Esso è dotato di un ricco "Erbario" nel quale si conservano preziose collezioni di piante essiccate provenienti da ogni parte del mondo e di una considerevole biblioteca che comprende opere molto pregiate e rare. Annualmente viene pubblicato un catalogo dei semi provenienti da piante, sia spontanee della Sicilia che coltivate nell’Orto, disponibili per scambi con istituzioni scientifiche di tutti i continenti.
    Il giardino è costituito da due settori principali, uno prossimo al Ginnasio e l'altro nei pressi dell'edificio sede dei laboratori didattici e scientifici del Dipartimento di Scienze Botaniche. Esso si estende su una superficie di circa dieci ettari nei quali sono esposte le piante, suddivise, nei vari settori, in base a determinati criteri scientifici. Sono presenti anche diverse serre dove trovano ospitalità molte delle specie esotiche sensibili alle variazioni climatiche. Una di queste, il "Giardino d'Inverno", fu donata dalla regina Maria Carolina; davanti ad essa fa bella mostra di sé la "Fontana di Paride", realizzata da Nunzio Morello e risalente alla prima metà dell'800. Nelle vicinanze del "Giardino d'Inverno" si trova l'"Aquarium", una vasca composta da tre ampi bacini concentrici di diverse profondità, in cui prosperano numerose piante acquatiche. Attorno, si può ammirare un intricato canneto di varie specie di bambù. Un'altra parte dell'Orto è sede di un viale di splendide palme. È grazie allo splendido clima palermitano che è stata possibile l'acclimatazione di numerosissime specie esotiche provenienti in particolare da regioni tropicali e sub-tropicali, oggetto di numerose ricerche di botanica applicata e che oggi costituiscono collezioni scientifiche di grande interesse biologico ed economico. Tra gli esemplari più belli e più rari si annoverano un albero del sapone, un enorme Ficus magnolioides che arriva a ricoprire con i suoi rami e le sue grosse radici un'area di circa 800 mq e un monumentale esemplare di "sangue di Drago" (Dracaena draco), immerso in una ricostruzione di ambiente esotico sub-arido.

  • PALAZZO MIRTO
    Via Merlo, 2
    Tel. 091 6164751
    Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
    Domenica e festivi 9.00-13.30

    Palazzo Mirto è un palazzo storico di Palermo. L'edificio è ubicato nel centro storico di Palermo, alla Kalsa, antica cittadella araba fortificata. È stato per quattro secoli dimora palermitana dei Filangeri, e poi dei Lanza Filangieri Principi di Mirto, da cui prende nome il palazzo. I Filangeri sono ricordati ancora oggi come la più imortante famiglia normanna in Sicilia e nel Mezzogiorno d'Italia, dello stesso ceppo dei Sanseverino e dei Gravina, tutti discendenti da un capostipite comune, il leggendario cavaliere Angerio, delle stirpe dei Duchi di Normandia, che venne in Italia al seguito di Tancredi d'Altavilla e di cui se ne ha menzione già nel 1069.
    Il ramo siciliano deriva da Abbo Filangeri, vivente nel XIII secolo. Primo della casata ad essere investito del titolo di Principe di Mirto fu Giuseppe Filangeri e De Spuches, nel 1642. Si ricordano anche i Filangeri Principi di Cutò, avi materni dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel 1830 Vittoria Filangeri, ultima del suo nome, si univa a Ignazio Lanza Branciforte, conte di Raccuja. I loro discendentii hanno abitato il palazzo ininterrottamente fino al 1982, quando l'ultima erede della famiglia, Donna Maria Concetta Lanza Filangieri di Mirto donò il palazzo alla Regione Siciliana per costituirne un museo per volontà testamentaria del fratello Stefano Lanza Filangeri
    Le strutture più antiche dell'edificio risalgono al XIII secolo ma, dopo le fasi costruttive della fine del Cinquecento e del Seicento, l'edificio subì una radicale trasformazione. Altri rifacimenti si susseguirono lungo tutto il corso del XIX secolo fino a giungere alle forme attuali.
    L'interno è arredato con magnificenza. Perfetto esempio delle residenze dell'aristocrazia palermitana, il palazzo custodisce arredi che vanno dal Seicento all'Ottocento. Numerosi i lampadari di Murano, i pannelli laccati di Cina, gli orologi, le porcellane, e gli arazzi. Come in molte residenze coeve, vi è un fumoir arredato alla cinese con il pavimento in cuoio. Gli ambienti di rappresentanza girano intorno ad una terrazza, arredata da una fontana rocaille e decorata da un tromp l'oeil di un giardino.

  • MUSEO DIOCESANO
    Via M. Bonello, 2
    Tel. 091 6077111
    Orari: da Martedi a Venerdi 9.30-13.30  Sabato 10.00-18.00
    Domenica e festivi: 9.30-13.30
    Chiusura: Lunedi

    Il museo diocesano di Palermo fu fondato nel 1927, in alcuni ambienti del Palazzo Arcivescovile, dal Cardinale Lualdi che, seguendo l'orientamento di Papa Pio XI, aveva promosso l'istituzione di tali Musei Diocesani d'arte legati al culto, in maniera da raccogliere il materiale artistico che rischiava di andare perduto nelle chiese in disuso, affidando la direzione dell'ente ecclesiastico all'Anichini.
    Alla fine del secondo conflitto mondiale, il Museo Diocesano di Palermo aveva perso quasi del tutto la sua configurazione originaria e fu il Cardinale Ruffini che si occupò di riorganizzarlo, affidandone la direzione a Mons. Filippo Pottino. Questi, oltre a recuperare le preesistenti opere d'arte, con particolare attenzione alle numerose sculture che già decoravano la Cattedrale di Palermo, raccolse molti dipinti salvati dai bombardamenti e che non fecero più ritorno ai luoghi d'origine perché distrutti.
    Il Museo, con i locali ampliati, fu inaugurato nel 1952 e venne anche realizzata una guida redatta dallo stesso Mons. Pottino.
    Una nuova ristrutturazione delle sale del Museo inizia negli anni Ottanta, mentre era Arcivescovo il Cardinale Salvatore Pappalardo e direttore Mons. Paolo Collura. I lavori, attualmente in corso d'opera, prevedono un nuovo allestimento, secondo moderni criteri scientifici d'esposizione museografica delle collezioni, che saranno esposte anche nei saloni del piano nobile del Palazzo Arcivescovile, compreso la cappella con gli affreschi di Guglielmo Borremans.
    Tra le più antiche opere possedute si segnalano la Madonna della Luce, mosaico d'età normanna, la Madonna della Perla e la Madonna detta la Spersa, tavole d'età normanno-sveva, le opere d'importazione pisana, come il Ruolo dei confrati defunti d'Antonio Veneziano e il Trittico di Gera da Pisa. Tra le testimonianze del Quattrocento sono i dipinti di pittori locali come il Maestro delle Incoronazioni, Tommaso de Vigilia, Pietro Ruzzolone, Antonello Crescenzio, Riccardo Quartararo e di scultori immigrati come Domenico Cagini e Francesco Laurana. Numerose sono poi le sculture provenienti dalla smembrata tribuna marmorea della Cattedrale di Palermo di Antonelllo Cagini e Aiuti. Sono presenti diverse opere del pittore napoletano del primo Cinquecento Mario di Laurito, tra cui le tele smembrate del soffitto dipinto del 1536 della distrutta chiesa dell'Annunziata. Dipinti più recenti, comprendenti anche opere d'artisti immigrati, sono quelli di Vincenzo da PaVia e Simone Wobrech. Il Manierismo locale è rappresentato dalle tele del pittore Giuseppe Salerno, soprannominato lo Zoppo di Gangi insieme a Gaspare Bazzano. Vi sono poi le opere di scuola genovese come quelle di Bernardo Castello del 1619. Tra i dipinti seicenteschi presenti, si evidenziano quelli di Pietro Novelli e della scuola che veicola la cultura caravaggesca nella Sicilia occidentale. Molti sono i frammenti di decorazioni policrome a marmi mischi provenienti da chiese barocche della città, realizzati da abili maestranze locali. Interessante è il fercolo processionale ligneo dorato e il dipinto di Sant'Agata del 1680, realizzato su disegno dell'architetto del Senato palermitano Paolo Amato. L'opera plastica di Giacomo Serpotta è rappresentata dalle due teste in stucco già appartenenti alle sculture allegoriche della Clemenza e della Fede. Tra i dipinti del Settecento si segnalano le tele del messinese Filippo Tancredi, di Mariano Rossi da Sciacca e del palermitano Vito d'Anna. Le collezioni del Museo, passando attraverso l'Ottocento con dipinti di Giuseppe Velasco e sculture lignee dei Bagnasco, comprendono anche opere di artisti contemporanei. Al momento il Museo è in fase di restauro e non è aperto al pubblico.

  • MUSEO DELLE MARIONETTE
    Piazzetta Antonio Pasqualino
    Tel. 091 328060
    Orari: tutti i giorni 9.00-13.00
    da Lunedi a Venerdi 15.30-18.30
    Chiusura: Domenica

    Il museo è stato fondato dall'Associazione per la Conservazione delle Tradizioni Popolari nel 1975 e raccoglie circa 3.000 pezzi rappresentativi delle tradizioni popolari di molti paesi.
    Il museo espone una ricca collezione di pupi siciliani, burattini, marionette, nonché attrezzature sceniche di diversi paesi d'Europa e d'oriente.
    Una sala è dedicata ad una raccolta di pezzi del trapanese, del catanese e del palermitano.
    Da segnalare, in un'altra sala, per il pregio artistico e l'interesse, le marionette del Vietnam; la collezione di "ombre" greche ( Karaghiozis) e turche ( Karagöz ), in pergamena e legno, di grande fascino; ombre e marionette orientali; una bellissima orchestra della Birmania scolpita in legno; marionette create da celebri artisti contemporanei come Guttuso, Enrico Baj e Kantor. Le marionette ed i pupi possono animarsi per degli spattacoli a richiesta.
    Annessa al museo vi è una biblioteca monotematica ed una videoteca sulle tradizioni popolari siciliane e non. In questo contesto il Museo delle Marionette è uno dei più felici esempi di ricerca teatrale all'interno di un museo.
    Con l'intenzione di promuovere il teatro e le tradizioni connesse, l'associazione ha fatto il massimo per vent'anni per mantenere vivo l'interesse per la rappresentazione siciliana delle marionette, per le nuove tecniche di animazione e di teatro sperimentale.
    Le normali attività del museo, che attrae annualmente quindicimila visitatori, possono essere suddivise nelle seguenti 5 categorie:
    Documentazione e ricerche riguardanti il teatro figurativo, con particolare attenzione al teatro dei pupi e al teatro epico del sud-est asiatico;
    Ci sono più di tremila pezzi nella collezione del museo, comprendenti marionette, pupi da calzare come un guanto, pupi ombra e diversi scenari; inoltre è presente, all'interno del museo, la biblioteca "Giuseppe Leggio" contenente video e nastri audio;
    Attività produttiva strettamente collegata ai metodi tradizionali del teatro delle marionette o alle innovazioni introdotte attraverso la collaborazione di famosi artisti come Guttuso, Kantor, etc...;
    Il Festival di Morgana, una stagione dedicata alla rappresentazione dei burattini e al tradizionale teatro dei pupi, e all'incontro dei diversi filoni dei teatri italiani e internazionali, unendo tradizione e innovazione;
    Attività promozionali, attraverso l'organizzazione di incontri ed esibizioni, in Italia e all'estero (Caracas, Aarhus, Houston, Edimburgo, Berlino, Amsterdam, Parigi, Salisburgo e Siviglia) e per mezzo di contatti stabiliti con scuole, organizzando seminari riguardanti le diverse tradizioni del teatro animato e corsi per insegnanti.

  • MUSEO DEL GIOCATTOLO
    Via Consolare, 51 c/o Villa Cutò
    Tel. 091 333531
    Orari: tutti i giorni 9.00-13.00 / 15.30-18.30
    Sabato e Domenica 9.00-13.00
    Chiusura: Lunedi

    Nessun altro oggetto come il giocattolo sa così intensamente e meravigliosamente parlare alla memoria del cuore. È nel lontano 1970 che Pietro Piraino, antiquario e restauratore, comincia a restaurare ed a collezionare giocattoli e bambole, dando vita così ad una collezione di oggetti, il cui valore prescinde da quello antiquario e ludico, che và dal 1700 al 1959.
    Piraino è forse un inquieto ed insoddisfatto bambino - uomo, che ritrova nelle bambole e nei giocattoli antichi l'identità perduta, idealizzata e ricavata dalla società romantica che ha prodotto quegli oggetti, indispensabili alla "crescita" del bambino che è rimasto in lui.
    In un suo scritto c'è forse la chiave della collezione stessa e le motivazioni che lo hanno spinto in questi ultimi anni al recupero, spesso affannoso, di una grande quantità di quegli oggetti creati per il trastullo dei più piccini e destinati, dopo il restauro, allo studio e alla conservazione perché i bambini del futuro non smarriscano, di loro, testimonianze e memorie.
    Egli scrive: "ero rimasto quasi solo nella città abbandonata e recuperavo tutte quelle cose che gli abitanti, nella fretta di ritirarsi nei nuovi quartieri (quelli intesi residenziali) avevano lasciato qua e là.
    Ho trovato giocattoli rotti. Non avrebbero più esercitato alcuna attrattiva su quei bambini che sarebbero andati a vivere nella «nuova città» tra il cemento e l'asfalto..."
    I loro nuovi giocattoli erano in linea con il tempo. La plastica aveva sostituito i delicati incarnati in porcellana delle bambole; gli ingenui meccanismi fatti con il fil di ferro ed i carillons degli automi erano stati sostituiti con batterie e congegni elettronici; infine era arrivato nelle case il computer, moderno e costoso trastullo a togliere loro definitivamente ogni residuo di ingenuità e fantasia.
    In anni più recenti Pietro Piraino comincia ad avvalersi della collaborazione delle figlie Laila e Lucilla anch'esse collezioniste di giocattoli.
    È così che nel 1994 nasce l'Associazione culturale "Museo del giocattolo Pietro Piraino"; le tre collezioni dello stesso e delle di lui figlie vengono riunite, unificate e sistemate nella casa- museo di Via Bandiera 99 in Palermo.
    L'Associazione si propone, oltre alla gestione del "Museo del Giocattolo", il restauro e l'acquisizione di vecchi giocattoli, il recupero e la catalogazione dei vecchi modi di giocare con particolare attenzione alla tradizione popolare siciliana. Inoltre, a supporto dei suoi scopi istitutivi, realizza e pubblica libri, cataloghi, e scritti di carattere documentario e divulgativo, organizza convegni e seminari, istituisce corsi di restauro del giocattolo e corsi di studi inerenti l'evoluzione dell'attività ludica del bambino.
    Il giocattolo, sotto le apparenze un pò puerili ma accattivanti, il tutto lasciando all'arte un posto in prima fila, unisce il passato al presente e prepara al futuro.

  • GALLERIA D'ARTE MODERNA "RESTIVO"
    Via Sant'Anna, 21
    Tel. 091 588951 - 091 7402355
    Orari: tutti i giorni 9.00-18.30
    Chiusura: Lunedì

    La Civica Galleria d'Arte Moderna "E.Restivo", fondata per volere di Empedocle Restivo nel 1910, ha sede al primo piano del Teatro Politeama Garibaldi ed espone opere italiane e straniere, con particolare riferimento agli artisti siciliani, dall'800 ai primi del '900.
    I decori dell'edificio sono di molti artisti del periodo, tra cui si segnalano G. Enea, G. Lentini, E. Cavallaro, S. Gregorietti, M. Rutelli, B. Civiletti. A questi ultimi due furono affidate, rispettivamente, la Quadriga e le Statue equestri che sormontano l'arco trionfale dell'ingresso. Il complesso dell'edificio, progettato dal Damiani, si ispira ai sontuosi teatri greci, in particolare allo stile pompeiano, da cui l'edificio acquista un particolare fascino sia per la struttura che per l'effetto coloristico di "un'architettura policroma" che ben si intonava con la Galleria d'arte.
    L'accesso ai due "saloni pompeiani" è consentito dalle due scale indipendenti che si aprono sulla Via Filippo Turati e dalla Via Emerico Amari per poi incamminarsi lungo una serie di sale che occupano una superficie di circa 2.000 mq e 220 mt di pareti utilizzabili per esporre la nuova produzione artistica. La Galleria d'arte Restivo, infatti, rispondeva ad un'esigenza artistica ben precisa e determinata dall'evoluzione della pittura verso i quadri da cavalletto e i bozzetti preferiti ai tradizionali grandi affreschi murali.
    La Galleria ben presto si arricchì di opere donate da artisti e collezionisti, che si univano a quelle provenienti da altri musei ed istituzioni. In particolar modo una grande parte delle opere pervenute si deve al lavoro di raccolta e ricerca di Antonio Salinas, archeologo, docente e poi rettore dell'Università di Palermo. La sua raccolta comprendeva una vastissima quantità di reperti archeologici di varie epoche della Sicilia, poi trasferita dopo la fondazione del Museo Archeologico "Salinas".
    Centrando l'attenzione sulla produzione artistica ottocentesca, oggi, nel Ridotto del Politeama si possono ammirare opere di grandi paesisti palermitani: la "Veduta della casina Belmonte dell'Acquasanta" di F. Zerilli del 1832; la "Croce di Santa Maria di Gesù" di G.B. Carini; la "Via Stabile al mare" di T. Riolo. Di Giuseppe Patania si può seguire la maturazione artistica dal gusto neoclassico della "Danea e la pioggia d'oro" allo psicologismo romantico del "Prete infermo"; Opere di S. Lo Forte, di A. D'Antoni, P. Vetri, L. Lo Jacono completano il quadro dell'espressione pittorica del periodo.
    Quanto alla scultura del primo '800, è ben rappresentata dal maggiore esponente del neoclassicismo siciliano, Valerio Villareale, con una rigogliosa Baccante, esposta all'interno del giardinetto che circonda il Teatro Politeama. Per quanto riguarda il movimento verista-realista, si evidenziano Filippo Palazzi con l'opera "Veduta di Palermo", Francesco Lojacono con l'opera "Raccolta delle olive" e Antonino Leto. Nel 1918 giunse in Galleria una insostituibile raccolta, donata dall'erudito Edoardo Alfano in memoria del figlio morto giovinetto, comprendente dodici dipinti e numerosi disegni. Altre opere di qualità del secondo Ottocento pervennero dall'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, con il contributo di artisti siciliani, italiani e di varie istituzioni isolane. Tra le opere di gusto romantico, spiccano le opere del Civiletti e del Rutelli; di quest'ultimo risaltano il gruppo di opere denominate "Gli Irosi", ispirati all'Inferno dantesco. La Galleria arricchisce la sua collezione partecipando ad alcune aste della VII Biennale di Venezia, la Galleria palermitana figura tra gli acquirenti di opere di artisti all'epoca tra i più famosi: ricordiamo il celebre "Autunno" di Lojacono, "Alla Toeletta" di Innocenti, "Ottobre d'oro di Ciardi", "Il Peccato" di Franz Von Stuck e "Amore e Parche" di Tito. In seguito a diverse donazioni, la Galleria si arricchì di altre opere: L'Angelo del Moore di De Lisi, Dame aux gants del Boldini, Rose e spine di Ugo, la Sepoltura Garibaldina di Liardo, il Paesaggio nostalgico di De Francisco ed altre opere di Bevilacqua, Camarda, Lazzaro, Romano, Cuffaro ed altri. Dopo il primo trasloco della Galleria avvenuto intorno nel 1930, si sta dibattendo sull'assegnazione di un'altra sede alla Galleria.

  • MUSEO GEOLOGICO "GEMMELLARO"
    Corso Tukory, 131
    Tel. 091 7041051 - 091 7041011
    Orari: tutti i giorni 9.00-13.00
    Chiusura: Domenica
    Periodo di chiusura: dall'1/6 al 31/9.

    Il Museo Geologico Gemmellaro dipende dal Dipartimento di Geologia e Geodesia dell'Università di Palermo. La sua istituzione risale al 1838, sotto la direzione di Pietro Calcara (1819-1854), con il nome di "Gabinetto di storia Naturale". Nel 1860, grazie all'impegno di Gaetano Giorgio Gemmellaro (1832 -1904), il Gabinetto di storia Naturale fu trasformato nel Museo Geo-Paleontologico.
    Oggi il patrimonio del museo consiste di 600.000 reperti ordinati per collezioni: paleontologiche, paleoetnologiche, litologiche, stratigrafiche, paleobotaniche, vertebratologiche, micropaleontologiche, mineralogiche e di calchi. La ricchezza delle collezioni e la loro importanza scientifica ne fanno uno dei più ricchi musei specializzati d'Europa. Esso, infatti, possiede migliaia di "olotipi" (campioni attraverso i quali istituire una specie per condurre confronti), richiesti da tutto il mondo ai fini della ricerca.
    La visita del Museo Geologico consente di osservare reperti che vanno dal paleozoico all'era quaternaria.
    Di particolare interesse uno scheletro di donna adulta del Paleolitico Superiore, alla quale è stato dato il nome "Thea", o un cristallo di cloruro di sodio contenente una bolla d'acqua del Mare Mediterraneo risalente a sei milioni d'anni fa, esemplare unico al mondo.
    Assieme ad altre istituzioni scientifiche come l'Orto Botanico, l'Osservatorio Astronomico, il Museo Zoologico e il Circolo Matematico, il Museo Geologico è la testimonianza del fervore culturale del capoluogo siciliano.

  • MUSEO DEL RISORGIMENTO
    Piazza S. Domenico, 1
    Tel. 091 582774
    Orari: Lunedi, Mercoledi e Venerdi 9.00-13.00

    Situato accanto alla Società Siciliana di Storia Patria, da cui dipende, raccoglie al suo interno cimeli ed oggetti riguardanti la spedizione dei Mille e lo statista Francesco Crispi.
    Il museo è ospitato al pianterreno del trecentesco chiostro della Chiesa di S.Domenico.
    Fondato ufficialmente il 31 dicembre 1918 come espressione dell'entusiasmo per la vittoria della prima guerra mondiale, ha però avuto la sua definitiva sistemazione e inaugurazione in occasione del primo centenario dell'Unità d'Italia, e precisamente il 15 aprile 1961. Le sue origini però vanno riportate molto più indietro nel tempo, al 1892, quando Alfonso Sansone, presidente della "Società Siciliana per la storia della Patria", pensò in modo concreto di allestire una "Sala dei ricordi storici".
    Alfonso Sansone orientò il museo secondo uno spirito nazionalistico, che venne poi politicizzato e trasformato in uno strumento di propaganda del partito fascista.
    Nel 1961, anche in seguito ai bombardamenti subìti nella seconda guerra mondiale, il museo venne restaurato e riordinato, selezionando i cimeli stavolta secondo criteri prettamente storici e non più nazionalistici, e fornendo così un'idea delle vicende risorgimentali riguardanti soprattutto la Sicilia.
    Non più quindi una funzione meramente ricettiva e conservativa, ma un nuovo spirito si volle attribuire al museo: una spinta formativa che sollecitasse e stimolasse il processo di democratizzazione della cultura, fornendo gli elementi con cui il popolo potesse meditare, come diceva Machiavelli, sulla "lezione" del passato, per costruire un suo migliore presente.
    All'interno il museo è suddiviso in tre sale: il "Grande Salone", corpo principale del museo, la "Sala Crispi", attigua, e la "Sala Meli".
    Nel "Grande Salone" si possono ammirare quadri, ritratti, varie uniformi e divise, fotografie, incisioni, busti di patrioti in gesso e in marmo (Giuseppe Garibaldi, Ruggero Settimo, Francesco Crispi, etc...), oltre a dieci bacheche che ospitano elmi, fazzoletti e fasce del 1848, gagliardetti, pistole, borracce dei garibaldini e altro. Tra i cimeli più importanti, si annovera la bandiera del "Lombardo", una delle tre navi che portarono i Mille in Sicilia, un cannone in legno e relative palle in ferro utilizzato durante la rivoluzione del 1820 in Sicilia. Nella "Sala Crispi" è conservato lo studio completo di Francesco Crispi, insieme ad un busto marmoreo di Marco Davì che lo raffigura e a vari cimeli appartenuti sia ad egli sia a patrioti che ebbero rapporti con lui.
    Anche nella "Sala Meli" è conservato lo studio del Meli e vari cimeli appartenutigli, oltre ad un bozzetto in marmo che lo raffigura seduto (opera di Domenico Costantino).

  • MUSEO DI ZOOLOGIA
    Via Archirafi, 18 c/o dip. di Biologia Animale
    Tel. 091 6230111
    Orari: Martedì e Giovedì 9.00-13.00

    Il Museo di Zoologia è Museo Universitario nato nella seconda metà del 1800 per le esigenze della ricerca  zoologica.
    Fu Pietro Doderlein (1809-1895) originario di Ragusa (Dalmazia) che, laureato in medicina e chirurgia, nel 1862 si trasferì a Palermo dove, insieme all'insegnamento della Zoologia ed Anatomia Comparata, si assunse anche il compito di organizzare il Museo. Nell'arco di un trentennio egli, coadiuvato da validi collaboratori, ne mise insieme il nucleo principale rappresentato dalle collezioni: ittiologica, erpetologica, ornitologica, malacologica, mammologica.
    Quando nel 1894 Doderlein andò in pensione, toccò ai successivi titolari della cattedra il compito di ben conservare ed in parte arricchire il prezioso materiale che oggi costituisce il più importante  museo zoologico siciliano.
    Nel 1913 il Museo venne trasferito dai locali della Casa dei Padri Teatini in Via Maqueda, all'attuale sede, e venne rinnovato nello spirito della moderna museologia scientifica. Esso non è più soltanto prezioso collezionismo ma anche centro di ricerca e di didattica, proiettato alla conoscenza zoologica, ecologica ed etologica della fauna del territorio in cui è chiamato ad operare.
    In tal modo si dà l'opportunità agli studenti ed ai visitatori, da un lato di avvicinarsi al mondo degli animali visti con rigore scientifico ed inquadrati in un piano evoluzionistico, dall'altro di fruire di uno strumento capace di testimoniare delle alterazioni prodottesi nella moderna era industriale; in quanto documenta, attraverso le specie raccolte un secolo fa, il degrado di ambienti naturali sottoposti a forti pressioni antropiche.

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